giovedì 2 febbraio 2012

polarità magnetiche


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Quando le forze planetarie esercitano il loro influsso sul nostro corpo, al momento della nascita, ci comunicano una certa intensità vibratoria e una certa polarità  magnetica. Noi riceviamo per così dire un battesimo planetario alla nostra prima inspirazione. Queste condizioni primitive si modificano un poco nel corso del nostro pellegrinaggio sulla Terra, sebbene conservino, nel loro complesso, l'impulso primitivo ricevuto. Pertanto, il tema natale rivela bene il potere vitale che conserviamo e che determina la simpatia e l'antipatia istintive. Quello che il nostro oroscopo decreta ha più forza delle preferenze o avversioni che manifestiamo in piena consapevolezza. Può capitare di incontrare una persona che impariamo ad amare, sebbene si abbia l'intuizione - che non sappiamo spiegarci - che essa avrà  su di noi un'influenza nociva. Tuttavia, se paragoniamo i nostri due temi natali, il suo e il nostro, comprendiamo le ragioni che ci hanno lasciato perplessi sul frequentarla e faremo bene a tener conto di questo avvertimento. Come è vero che i pianeti girano nella loro orbita attorno al Sole, finiremo per rimpiangere di non aver tenuto conto delle "parole scritte sul muro". (Daniele 5:5) Vi sono tuttavia molti casi in cui non avvertiamo l'antipatia che esiste fra una certa persona e noi, che, però, il tema natale rivela, e saremmo indotti a fidarci solo dei nostri sentimenti personali, piuttosto che del tracciato delle nostre stelle.
Questo atteggiamento ci porterà  delle noie, in quanto a suo tempo le polarità  planetarie eserciteranno la loro influenza avversa, salvo che, tanto il nostro amico quanto noi, si sia abbastanza evoluti da riuscire a governare, almeno in parte, le nostre stelle. Rarissimi sono, tuttavia, coloro che ne sono capaci, al grado attuale della nostra evoluzione. Pertanto, sarà  bene mettere a profitto la nostra scienza astrologica e confrontare il nostro tema natale con quello delle persone con le quali entriamo in stretto contatto. Questa sola precauzione può risparmiare, sia a noi che agli altri, molti fastidi e dispiaceri.
Noi consigliamo calorosamente questo sistema ai medici, ai guaritori, ai loro malati o nella prospettiva di un'unione matrimoniale. 
Quando una persona è malata, la sua forza fisica è ridotta al minimo e, per questa ragione, è incapace di resistere alle influenze esterne. Le vibrazioni del guaritore hanno, quindi, un effetto praticamente illimitato su di essa. Anche se il medico è animato dalle più lodevoli ed altruistiche intenzioni, anche se è disposto a sacrificare la propria vita per guarire l'infermo, se le loro stelle sono reciprocamente discordanti alla nascita, il loro tasso vibratorio e il loro magnetismo personale avranno senz'altro conseguenze nocive sul malato. E', perciò, assolutamente necessario che un guaritore abbia delle conoscenze astrologiche e che conosca la legge di compatibilità , sia che guarisca esercitando il potere magnetico o praticando l'imposizione delle mani, sia che appartenga alla classe medica, in quanto infonderà  anch'egli le sue vibrazioni nell'aura dei propri malati, cosa che sarà  di aiuto o di ostacolo, a seconda che la sua polarità  planetaria concordi o no con quella dei pazienti.
Ciò che abbiamo detto riguardo al guaritore si applica, con forza decuplicata, all'infermiera, che è presso il malato quasi costantemente e che ha con lui rapporti molto più stretti.
A determinare il grado di incompatibilità  o di compatibilità  fra medico, infermiere e malato è il segno ascendente di ciascuno di essi, in rapporto a Saturno e alla sesta casa. 
Se le loro carte astrologiche concordano in modo che abbiano tutte un segno di Fuoco o di Aria o di Acqua nel proprio Ascendente, creeranno un'unione armoniosa. Ma se, per esempio, l'ammalato ha un segno d'Acqua all'Ascendente e l'infermiera e il medico vi hanno dei segni di Fuoco, l'effetto sarà  molto sfavorevole. E' necessario assicurarsi che Saturno nell'oroscopo dell'infermiera o del medico non occupi i gradi dello Zodiaco compresi nella sesta casa dell'ammalato.

martedì 17 gennaio 2012

astrologia e guarigione


Quando si desidera intraprendere una guarigione si deve cercare dapprima di scoprire la relazione spirituale fondamentale che esiste fra il guaritore e l'ammalato. Se la legge di compatibilità  indica che c'è armonia, ci sono delle possibilità  di rapida guarigione. Ma se appaiono delle dissonanze, è preferibile affidare l'ammalato a un medico o a un guaritore con il quale vi sia una certa affinità  spirituale. I Fratelli Maggiori usano questo sistema quando suddividono i malati fra i diversi Ausiliari Invisibili. E' il segreto dei successi che abbiamo ottenuto in tutti coloro che si sono rivolti alla nostra Sede Centrale per ottenere un aiuto.

Astrologicamente vi sono quattro elementi: Fuoco, Aria, Terra e Acqua. I pianeti sono altrettanti fuochi, mediante i quali i segni proiettano la loro influenza nel neonato, dando al corpo fisico la sua tonalità  fondamentale, soprattutto se questi pianeti sono situati nell'Ascendente. Il successo del guaritore dipenderà  dalla maggiore o minore armonia dei suoi elementi con quelli degli Ascendenti dei suoi malati, a seconda che questi ultimi appartengano a segni di Fuoco, di Terra, d'Aria o d'Acqua. 

Quando nel tema natale di una persona Saturno occupa un grado qualsiasi dello Zodiaco corrispondente alla prima o sesta casa di un'altra persona, questi individui sono reciprocamente incompatibili e incapaci di aiutarsi l'un l'altro; 

Marte e Urano hanno pure un effetto pernicioso. Tuttavia la loro influenza non è che passeggera e può essere paragonata a quella di un colpo di frusta. Ma Saturno ha un effetto più tenace. Esso agisce alla maniera di una mascella di bull-dog, è una stretta mortale da cui è impossibile liberarsi. 

Il Sole è il grande dispensatore di vita. E' l'opposto di Saturno. Di conseguenza ci è facile vedere che la sua posizione può favorire alcuni individui in certe malattie. Questa influenza è determinata dalla sua posizione nella triplicità. 

Coloro che hanno il Sole in un segno di Fuoco hanno grandi possibilità  di guarire le persone sofferenti di malattie derivanti da questi segni. 

Coloro che hanno il Sole in un segno d'Aria hanno potere contro le malattie abituali per i segni d'Aria, ecc.

Coloro che sono nati sotto un segno Cardinale di una data Triplicità  avranno particolare successo nel trattare malattia acute derivanti da questi tre segni, mentre coloro che hanno il Sole in un segno Fisso sono adatti a guarire le malattie croniche tipiche di questa Triplicità .

Le persone nate mentre il Sole era in un segno Comune sono i guaritori meno validi, tuttavia essi hanno la virtù di calmare i pazienti. Si rivelano perciò eccellenti infermieri, soprattutto per malati appartenenti alla loro Triplicità, affetti da disordini mentali o da malattie fisiche conseguenti a tali disordini. 

Coloro che sono nati quando il Sole era in un segno di Fuoco - Ariete, Leone o Sagittario - sono particolarmente indicati per guarire malattie della testa, del cuore o della colonna vertebrale, della regione femorale e gli stati febbrili.

Coloro che sono nati in aprile, quando il Sole è in Ariete, riescono particolarmente nel trattamento dei casi acuti di dette malattie. 

Coloro che sono nati in agosto, con il Sole in Leone si mostrano eccellenti per i casi cronici ove altri hanno insuccesso. 

Se a questi guaritori può unirsi un'infermiera che abbia il Sole in Sagittario, con tale aiuto riusciranno meglio di chiunque altro nella terapia. La stessa regola si applica a tutte le altre Triplicità .


INFLUENZA DELLA LUNA SULLE GUARIGIONI

La Luna è l'astro celeste che porta ogni cosa a realizzazione. Quali che siano le indicazioni fornite dagli altri pianeti, nulla si realizzerà  senza la sua collaborazione.
All'interno del nostro corpo avviene un movimento di flusso e riflusso, simile a quello delle maree. 

Alcune malattie hanno i loro momenti critici che possono essere determinati con precisione osservando le fasi lunari. E' necessario quindi che si capisca l'influenza che questo astro, fuori del comune, esercita su di noi. 

Vi è una certa forza cosmica che raggiunge il culmine al momento della Luna Nuova e un'altra forza quando la Luna raggiunge la sua pienezza. Tutto ciò che ha il punto di partenza all'epoca della Luna Nuova si intensifica, mentre l'astro cresce per raggiungere la massima espressione alla Luna Piena. Questo periodo è quello della tendenza di vita che proviene dal Sole ed è riflessa tramite l'intermediazione della Luna. Questa forza contribuisce potentemente a rigenerare il nostro corpo e a conservarlo in buona salute. 
Durante il periodo decrescente, che va dalla Luna Piena a quella Nuova, questa potente forza a poco a poco diminuisce fino a spegnersi gradualmente.

Sapendo che la Luna possiede queste due forze opposte a seconda se cresce o decresce, concludiamo che occorre tener conto di queste influenze nel trattamento dei malati. 

I trattamenti a scopo curativo possono essere divisi in due grandi categorie: stimolanti e calmanti. I rimedi, che fanno parte della prima categoria, sono più efficaci e si applicano con maggiore facilità  quando la Luna cresce, mentre quelli appartenenti alla seconda categoria hanno un effetto più incisivo al momento in cui la Luna è calante.
La regola generale è la seguente: nel periodo che va dalla Luna Nuova a quella Piena gli stimolanti producono un effetto completo, mentre i sedativi agiscono solo in misura debole. Durante questo periodo conviene quindi diminuire le dosi degli stimolanti e aumentare quelle dei calmanti. Vi è tuttavia un'eccezione a questa regola: quando la Luna crescente si congiunge a Saturno conviene, al contrario, aumentare le dosi degli stimolanti e diminuire quelle dei calmanti.

Quando la Luna cresce, se si avvicina alla congiunzione con Marte e Mercurio, gli stimolanti producono il massimo effetto, mentre invece i calmanti producono l'effetto minimo. 

Quando la Luna crescente è in buon aspetto con Giove e Venere gli stimolanti cardiaci danno dei risultati più duraturi. Si possono trattare le palpitazioni con maggiore successo quando la Luna decresce ed è in buon aspetto con i due pianeti che abbiamo nominato. Se la Luna è in cattivo aspetto con Giove e Venere, al contrario, bisogna avere la massima prudenza nell'uso degli stimolanti, particolarmente alla sera. Gli anestetici, in questo caso, possono avere un effetto fatale. Se in qualche modo rallentiamo le funzioni del nervo pneumogastrico, questo ha un effetto calmante sul cuore, mentre se esercitiamo su questo nervo una azione stimolante, questa agirà  sul cuore nel medesimo senso.

Dal pacifico matriarcato monoteista all'aggressivo patriarcato politeista pagano



Il parallelismo fra la nostra ontogenesi psicologica con la filogenesi culturale della società occidentale si presenta oltremodo singolare. La conflittualità emblematizzata della matriarca Cibele, non esisteva nel periodo del matriarcato monoteista preistorico. La cronologia dell'avvento della violenza nel regno cultuale e culturale della Grande Dea ci viene presentata in tutta la sua precisa definizione dalla più illustre paleoantropologa del ventesimo secolo, Marija Gimbutas [77]: “Mentre le culture europee trascorrevano un'esistenza pacifica e raggiungevano una fioritura artistica e architettonica altamente sofisticate nel V millennio a.C., una cultura neolitica assai diversa, in cui si addomesticava il cavallo e si producevano armi letali, emergeva nel bacino del Volga, nella Russia meridionale, e dopo la metà del V millennio, perfino a ovest del Mar Nero. Questa nuova forza, inevitabilmente, cambiò il corso della preistoria europea. Io la chiamo la cultura “Kurgan” (In russo “Kurgan” significa tumulo), poiché i morti venivano sepolti in tumuli circolari che coprivano gli edifici funebri dei personaggi importanti. Le caratteristiche fondamentali della cultura Kurgan, che risalgono al VII e VI millennio a.C. nell'alto e medio bacino del Volga sono il: patriarcato; patrilinearità; agricoltura su scala ridotta e allevamento di animali, compreso l'addomesticamento del cavallo a partire dal VI millennio; posizione preminente del cavallo nel culto; e, di grande rilievo, fabbricazione delle armi quali l'arco e la freccia, la lancia e la daga. Elementi distintivi, tutti che si accordano con quanto è stato ricostruito come fenomeno proto-indoeuropeo dagli studi linguistici e di mitologia comparata e che si oppongono alla cultura gilanica [detta anche della partnership, in cui si realizzi una fattiva collaborazione tra uomini e donne sia nella sfera privata che in quella pubblica, n.d.r.], pacifica, sedentaria dell'antica Europa, caratterizzata da un'agricoltura altamente sviluppata e dalle grandi tradizioni architettoniche, scultoree e ceramiche.
Così i ripetuti tumulti e le incursioni dei Kurgan (che considero proto-indoeuropei) misero fine all'antica cultura europea all'incirca tra il 4300 e il 2800 a.C., trasformandola da gilanica in androcratica e da matrilineare in patrilineare. Le regioni dell'Egeo e del Mediterraneo e l'Europa Occidentale si sottrassero più a lungo al processo; in isole come Thera, Creta, Malta e Sardegna l'antica cultura fiorì dando luogo a una civiltà creativa e invidiabilmente pacifica fino al 1500 a.C., mille-millecinquecento anni dopo la completa trasformazione dell'Europa centrale. Nondimeno, la religione della Dea e i suoi simboli sopravvissero, come una corrente sotterranea, in molte aree geografiche. In realtà molti di questi simboli sono ancora presenti come immagini della nostra arte e letteratura, motivi di grande suggestione nei nostri miti e negli archetipi dei nostri sogni.
Viviamo ancora sotto il dominio di quella aggressiva invasione maschile e abbiamo appena cominciato a scoprire la nostra lunga alienazione dall'autentica eredità europea: una cultura gilanica, non violenta, incentrata sulla terra” [78].
Oltre all'altissimo livello di civiltà espresso nel periodo del matriarcato pacifico della Grande Dea, l'assenza di guerre, e quindi di odio fra collettività differenti, all'interno di questa società pacifica, ci viene comprovata anche dall'illustre genetista Luca Cavalli-Sforza dell'Università Californiana di Stenford: “Abbiamo detto che mesolitici e neolitici prosperavano in due ambienti diversi: agli uni serviva la foresta, agli altri terreno favorevole all'agricoltura, che si può ricavare da certi tipi di foresta abbattendone gli alberi. All'estrema periferia dell'espansione, per esempio in Spagna e Danimarca, alcuni mesolitici sopravvissero a lungo accanto ai primi neolitici, forse perché erano di costumi abbastanza avanzati da non temere il confronto. Vi furono certamente numerosi contatti fra gli uni e gli altri, ma non ci sono tracce sicure di conflitti. Gli agricoltori vivevano di solito in villaggi e in case singole senza protezioni speciali, con palizzate tutt'al più utili per trattenervi il bestiame. Solo millenni più tardi, e soprattutto all'epoca dei metalli, compaiono chiare postazioni difensive” [79]. Alla pacifica cultura matriarcale faceva da eco un culto matriarcale ben specifico, quello della Grande Dea. Una Grande Dea benefica che nella sua essenza positiva era esattamente l'opposto contrario della Grande Madre del politeismo androcratico pagano. Quindi, sotto il profilo storico, il rovesciamento della pacifica cultura matriarcale fu determinato dall'aggressiva invasione dei Kurgan che ribaltò la stabilità della più longeva società umana. Una società caratterizzata da un'armonica uniformità culturale, quella del pacifico matriarcato. Di conseguenza i Kurgan furono la causa del rovesciamento cruento che colpì in primo, fin nel più profondo, ogni donna e in secondo l'organizzazione sociale centrata sul pacifico matriarcato. È proprio da quel cruento traumatismo che ebbe inizio, per controreazione, e poi per stabilizzazione, la psicopatologia cibelica. Una psicopatologia che si reduplicherà per via matrilineare di madre in figlia, interessando collateralmente anche i figli di sesso maschile.
L'evidenza che si presenta è che il matriarcato pacifico reduplicava la sua filosofia pacifica, mentre il matriarcato traumatizzato dai Kurgan reduplicava la filosofia aggressiva degli stessi. Una reduplicazione che si manifesta ancora oggi in tutta la sua virulenza sia nel confronto cruento fra società che nei confronti della natura. Questa psicopatologia dell'aggressione è giunta fino a noi, per traslazione di madre in figlia, esprimendo tutto il suo potenziale terrificante. Un potenziale che interessa ogni conflittualità intrapsichica relativa ad ogni individuo. Un potenziale che si attiva fra individuo e individuo, fra classe sociale e classe sociale, fra collettività differenti, fra popoli diversi ed infine, non per ultimo, fra essere umano e natura. Questo potenziale diabolico nel senso più letterale della parola o della divisione o del contrasto aggressivo è giunto fino a noi a partire dall'invasione dei Kurgan. Ognuno di noi ne subisce, incontestabilmente, le conseguenze o in riverbero, della stessa.
È indubbio che, quanto detto, ha la sua rappresentazione simbolica nella Grande Madre, presente all'interno della cultura greco-romana nel binomio Gaia-Cibele. Alla presenza di queste due matriarche, solo per qualche millennio, si contrappone l'inimmaginabile longevità della Grande Dea primigenia. Una presenza documentata a partire dal 500.000 a.C. Grazie a questa datazione possiamo affermare che essa ha superato la barriera del tempo nella quale si sono sviluppate tre differenti specie umane. Quella dell'homo antecessor [80], dell'homo sapiens e dell'homo sapiens-sapiens, a cui noi apparteniamo. Per ciò che riguarda il reperto archeologico che dimostra innegabilmente l'età della Grande Dea esso è costituito da una icona che ci viene descritta dalla paleoantropologa Marija Gimbutas: “Una pietra triangolare come simbolo della Dea o del suo potere rigeneratore risale forse al paleolitico inferiore. Formati naturalmente o tagliati ad hoc, i triangoli in selce, alcuni con i seni o la testa abbozzata al vertice del triangolo, si incontrano nei depositi Acheuleani/Heidelberghiani dell'Europa occidentale. Questa figura triangolare del paleolitico inferiore, in selce staccata dal nodulo, è dotata di seni e reca le tracce dei colpi inferti per modellare la testa, i seni, la vulva. Le sporgenze naturali sono state scheggiate per formare i seni. La statuetta può reggersi su una superficie piatta. Ritenuta Heidelberghiana; datata, sulla base dell'associazione con utensili, probabilmente intorno al 500.000 a.C.” [81].
Quindi il culto della dea Cibele fa da ponte, anche se cronologicamente di piccola entità, fra la cultualità preistorica più arcaica con quella odierna della cattolica Mater Dei. Un ponte che unisce attraverso l'uniformità di genere tre differenti icone femminili ben diverse fra di loro. Un ponte sostenuto dalle analogie con la Grande Dea paleolitica, da una parte, e con quelle relative alla nostra cultualità mariana, dall'altra. Cibele però rappresenta la parte più psicopatologica e nascosta o “rimossa” della nostra cultura. È, nel contempo, l'icona più rappresentativa della sofferenza femminile. È proprio su tale realtà e sull'indagine psicologica, operata sulla stessa, dalla postanalisi che si è definito il complesso di Cibele. Rimarcando ancora, è proprio sulla psicogenesi cibelica che viene iterata ed amplificata tutta la nostra ricerca in modo ampio e dettagliato. Una ricerca che ci permette di affermare che ogni violenza subita dalla donna ha un riflesso negativo diretto ed immediato, così esteso e profondo, in ogni società e cultura, da superare qualunque immaginazione.
La scoperta del complesso di Cibele è stata definita come rivoluzionaria nel campo della psicologia dinamica e dell'antropologia sociale. Apre un nuovo campo di ricerca e di analisi riguardando nel contempo individuo e società del mondo attuale. Costituisce un presupposto ben visibile, una volta identificato, ma che fino ad oggi è rimasto celato all'interno del rimosso più tenace di ogni individuo e collettività. Lo studio del complesso di Cibele si rivela come la ricerca più efficacie tesa a migliorare e difendere lo status femminile della donna, della sua funzione materna, e di riflesso dell'umanità intera. La postanalisi, da sempre, propone, già prima di ogni altro, la parità delle quote rosa in ogni Parlamento e in tutte le istituzioni di ogni Stato, e la perfetta equiparazione dei diritti fra donna ed uomo, tenendo, giustamente, conto delle differenze psicofisiche esistenti. La ricerca postanalitica vuol rendere, in sé e per sé, un tangibile omaggio ad ogni donna ed ad ogni madre, nel cui ventre fertile ogni essere umano viene concepito, nutrito e conformato, per poi essere partorito alla luce della vita. Un omaggio che però vuol rimettere in discussione anche il ruolo fondamentale di ogni uomo e di ogni padre, non più escluso o forcluso dall'amore della propria donna.
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77. M. Gimbutas (1921-1994): già docente di Archeologia dell'Europa orientale-Harvard University e di Archeologia europea - università della California Los Angeles. (torna al testo)
78. M. Gimbutas, Il Linguaggio della Dea, Longanesi, Milano, 1990, Introduzione, XX-XXI. (torna al testo)
79. L. & F. Cavalli-Sforza, Chi siamo, Mondadori, Milano, 1995, p. 221. (torna al testo)
80. G. Manzi, Argil, l'antenato d'Europa, in “Le Scienze”, 428/Aprile 2004, p. 53. 
“Si candida come rappresentante dell'umanità che diede origine alla divergenza evolutiva tra le linee del Neanderthal e di Homo sapiens”. (torna al testo)
81. M. Gimbutas, Il Linguaggio della Dea, Longanesi, Milano, 1990, La vulva rigeneratrice: triangolo, clessidra e zampe di uccello, p. 237, vedi fig. n°369. (torna al testo)
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